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Messico 1964: il giorno in cui John Surtees fece la storia

John Surtees al volante della Ferrari 158 con livrea bianca e azzurra

Nel mondo della Formula 1 esistono imprese memorabili, ma pochissime possono essere definite davvero uniche. Quella di John Surtees nel 1964 appartiene a questa ristretta élite. Il pilota britannico resta ancora oggi l’unico nella storia ad aver conquistato il titolo mondiale sia su due che su quattro ruote, un traguardo costruito al termine di una stagione combattutissima e deciso in modo drammatico nel Gran Premio del Messico 1964.

La situazione prima della gara: in tre per una corona

Arrivare all’ultima gara con tre piloti ancora in lotta per il titolo era già di per sé straordinario. Da una parte c’era Jim Clark (30 punti), probabilmente il più veloce del lotto con la sua Lotus; dall’altra Graham Hill (39 punti), il favorito della vigilia e simbolo di costanza con la BRM. In mezzo, ma tutt’altro che comprimario, John Surtees con la Ferrari, autore di un campionato costruito con intelligenza e continuità e forte dei suoi 34 punti in classifica.

Graham Hill (BRM)
 

La Ferrari arrivò in Messico in un clima teso, tra cambiamenti interni e decisioni delicate. A rendere tutto ancora più particolare fu la livrea: le monoposto del Cavallino non erano rosse, ma bianche e azzurre, iscritte dal team americano NART. Una scelta tutt’altro che casuale: Enzo Ferrari voleva lanciare un segnale forte ad AC Italia e FIA dopo la mancata omologazione della Ferrari 250 LM nella categoria Gran Turismo. Le vetture avrebbero quindi corso con i colori statunitensi, rompendo una tradizione consolidata e regalando un’immagine tanto insolita quanto simbolica di una stagione fuori dagli schemi.

La gara si disputò sul circuito di Città del Messico, che all’epoca non portava ancora il nome dei fratelli Ricardo e Pedro Rodríguez ma era invece conosciuto come "Magdalena Mixhuca". L’atmosfera era intensa: pubblico vicinissimo alla pista, condizioni difficili e un contesto imprevedibile, perfetto per un finale destinato a entrare nella leggenda.

La gara: colpi di scena a ripetizione

Allo spegnersi dei semafori, Clark — partito dalla pole — prese subito il comando della corsa, iniziando a costruire un vantaggio consistente. Ben diversa fu invece la partenza dei suoi rivali: Hill scivolò in decima posizione, mentre Surtees si ritrovò addirittura tredicesimo. Entrambi, però, riuscirono a rimontare con determinazione, riportandosi progressivamente nelle posizioni di vertice.


Jim Clark sulla Lotus 33

Dopo una prima fase di gara intensa, la situazione si stabilizzò: al 18° giro Clark era saldamente al comando, seguito da Dan Gurney (Brabham), quindi Lorenzo Bandini, Hill e Surtees. In quel momento, con Clark leader e Hill quarto il titolo sembrava saldamente nelle mani di quest'ultimo.

Fu proprio in questo equilibrio che arrivò uno degli episodi più decisivi dell’intera stagione. Bandini e Hill, in lotta per la terza posizione, entrarono in contatto. L’impatto costrinse Hill a rientrare ai box, facendogli perdere tempo e posizioni fondamentali. Quando tornò in pista, considerando il primo posto di Clark, Hill era ormai fuori dalle posizioni che contavano per i punti e dunque per il titolo.

Lorenzo Bandini e Graham Hill poco prima del contatto

Con Hill di fatto estromesso e Clark sempre al comando, tutto sembrava dunque ormai deciso. Ma la Formula 1 degli anni Sessanta era imprevedibile, soprattutto sul piano dell’affidabilità. A pochi giri dalla fine, la Lotus di Clark accusò un cedimento meccanico: il motore iniziò a perdere colpi, costringendolo a rallentare vistosamente. Lo scozzese venne così superato prima da Gurney e poi dalle due Ferrari, vedendo sfumare un titolo che sembrava già suo.

Il finale decisivo e l’eredità di Surtees

A quel punto la gara si trasformò in un calcolo preciso di posizioni. Con Clark in difficoltà e Hill ormai fuori dai punti, la Ferrari gestì il momento con grande lucidità: Bandini si trovava davanti a Surtees, ma nelle fasi finali lasciò passare il compagno di squadra, permettendogli di conquistare il piazzamento necessario.

Surtees chiuse così al secondo posto, alle spalle di Gurney. Un risultato che gli bastò per laurearsi campione del mondo con 40 punti, appena uno in più di Hill (39), mentre Clark concluse terzo a quota 32. Senza il cedimento del motore, lo scozzese — che chiuse comunque quinto — avrebbe raggiunto Hill a 39 punti, conquistando però il titolo grazie al maggior numero di vittorie stagionali.

Il finale non fu privo di polemiche: il contatto tra Bandini e Hill e il successivo gioco di squadra Ferrari alimentarono discussioni destinate a durare nel tempo. Eppure, al di là degli episodi, il titolo di Surtees resta il frutto di una stagione costruita con intelligenza, velocità e una straordinaria capacità di adattamento.

Quel successo rappresentò qualcosa di irripetibile. Prima della Formula 1, Surtees aveva già conquistato sette titoli nel Motomondiale, dimostrando un talento trasversale che nessun altro è riuscito a eguagliare.

Il Gran Premio del Messico 1964 resta così uno dei finali più iconici della storia della Formula 1: una gara in cui tutto cambiò più volte, tra incidenti, strategie e colpi di scena. In quel caos, John Surtees seppe farsi trovare pronto nel momento decisivo, trasformando un’opportunità in una pagina di storia che, ancora oggi, nessuno è riuscito a replicare.

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